My floating experience: alcuni dubbi


Lo so, la tempesta mediatica #thefloatingpiers è finita da un pezzo ormai.

La verità è che la visita all’installazione temporanea di Christo sul Lago d’Iseo mi ha lasciato così tante perplessità che ci ho messo un po’ a elaborarle tutte.

I miei dubbi non riguardano tanto la qualità dell’opera, mi sono concentrata piuttosto sull’esperienza del visitatore che, in questo caso specifico, è il cuore dell’opera stessa.

The floating piers - foto dall'alto

 

Inizio fornendo una serie di link utili per inquadrare il contesto artistico.

Land Art
Arte Pubblica
Christo

 

Andata, floating e ritorno

Ti racconto in breve la mia esperienza che, tutto sommato, è andata nel migliore dei modi possibili.

Una telefonata inaspettata di mio fratello mi ha convinto a unirmi a loro per andare al lago, due giorni dopo. Siamo partiti senza un minimo di informazioni utili, se non “Sulzano”. E così siamo andati direttamente lì, ignorando le indicazioni per parcheggi e navette già all’altezza di Iseo.

Abbiamo lasciato l’auto appena sopra il cavalcavia di Martignago e siamo discesi a piedi per circa 1,5 km verso il paese. Arrivati giù in piazza abbiamo incontrato la prima coda della giornata: bisognava aspettare almeno un’ora, sotto il sole alto delle 11.45, e così abbiamo optato per il pranzo sul lungolago.
Alle 13 tutta la gente in attesa all’entrata della passerella era magicamente scomparsa.

Ci siamo goduti una passeggiata in santa pace, senza troppa folla intorno, circondati dal lago e rinfrescati dalla brezza.
Una sensazione davvero di pace, finché il mio mal di mare non ha portato forte l’urgenza della terra ferma sotto ai piedi.
Corsi fino a Monte Isola, la necessità primaria era diventata l’ombra, seguita da aria e acqua.
Quello sputo di terra era un inferno di arsura in cui non soffiava neanche un filo di vento.
Tutte le zone ombrose erano occupate dai turisti, c’era la coda a ogni fontanella e anche a quei quattro punti di ristoro che vendevano cibo e acqua.

Avete presente la Divina Commedia?
Ecco, mi pareva di essere in un girone a circuito chiuso, costretta a camminare in un deserto di fuoco senza il lusso di una sosta.
Persino i ghiaccioli si scioglievano prima di poterli finire.

Arrivati in vista della passerella verso l’isolotto più piccolo di San Paolo, io ho posto il veto: il mal di mare non mi consentiva di galleggiare oltre, per non parlare della folla che aumentava in maniera esponenziale.
A nulla sarebbero serviti acqua e cappellini in quella calca apocalittica.
Così siamo tornati indietro, felici della nostra scelta mentre fronteggiavamo la grande orda controcorrente.

Abbiamo iniziato a preoccuparci seriamente solo quando, sulla terra ferma, abbiamo guardato in alto: dovevamo scarpinare un bel po’ in salita prima di giungere all’auto.
Le navette erano infatti strapiene e parevano un altro inferno dantesco: meglio l’aria cocente che cucinarsi lentamente come sardine in una scatola rovente!

Per nostra immensa fortuna, appena dopo il passaggio a livello del treno, una caritatevole cittadina ci ha fatto cenno di salire sulla sua vettura e ci ha accompagnato fino al cavalcavia.
Grazie di cuore, bellissima persona che hai scelto proprio noi tre fra tutti i pazzi che si stavano arrampicando su per Sulzano!

Alle 15 eravamo già sulla via del ritorno.
Questo succedeva lo scorso 23 giugno 2016.

Nel frattempo ho letto di tutto riguardo all’argomento:
Arte o non arte?
Un gesto d’amore gratuito o un’operazione commerciale, pagata coi soldi dei collezionisti e con discutibili finanziamenti?
Uno spreco di risorse o un modo per creare lavoro e rilanciare il turismo locale?
Un’operazione in armonia con il lago o un pugno nello stomaco in quanto a sostenibilità ambientale?
Online c’è una folta bibliografia sull’argomento.

Ora ti consiglio invece questo breve articolo di Artribune che riporta i numeri dell’evento.

 

4 dubbi esistenziali

1. lo Spazio-Tempo

La media è stata di 72.000 visitatori al giorno in un circuito chiuso tra Sulzano (1900 abitanti circa), Monte Isola (circa 1700), l’isola privata di San Paolo e qualche altro comune nel circondario, con parcheggi, mezzi di trasporto e strutture circoscritte in un’area circondata dalle alture.
L’ulteriore limite temporale di 16 giorni ha avuto come diretta conseguenza queste cifre da capogiro, ben oltre le previsioni stimate.

Se la location non poteva essere che questa, un accesso prolungato nel tempo avrebbe diluito l’afflusso di visitatori, pur mantenendo il carattere temporaneo dell’installazione.
Certo, probabilmente avrebbe comportato anche un maggior dispendio di risorse economiche e di gestione, con un incremento sui livelli di polluzione nelle acque dovute ai mezzi di trasporto acquatico impiegati per la sicurezza e i soccorsi, la manutenzione e chissà cos’altro.

Davvero l’accesso non poteva essere gestito diversamente per consentire una fruibilità degna dell’impresa?

 

2. il Buon Senso

Un’opera pubblica gratuita, aperta a tutti e non obbligatoria.
Nessuno impedisce a infanti, neonati e cani di camminare sulle acque insieme a genitori e padroni, ma secondo le stesse indicazioni pediatriche per cui tra le 11.30 e le 16 è meglio non esporli al sole in spiaggia, non dovrebbero nemmeno stare in mezzo al lago!
(Senza contare che ai piccoli non gliene frega proprio niente, ma questa è un’altra storia.)
Idem per i gruppi dei centri estivi e per gli anziani: ne ho visti 3 in barella colpiti da malore.
L’ambulanza è passata 6 volte in neanche due ore che sono stata sulle zattere.

Ma come non biasimare tutte queste persone, del resto!
Io stessa ho affrontato l’esperienza nell’orario peggiore perché le modalità per visitare l’opera erano limitate a quelle: o così o così.

Ed ecco una lacuna di buon senso ancora maggiore del desiderio accecante di percorrere a tutti i costi il sentiero di mattoni gialli verso il regno di Oz: quella di non aver tenuto conto delle necessità dell’utente, di una miriade di utenti, all’interno di questa gigantesca esperienza.

(oltre a quella di aver creduto che fossimo tutti dotati di buon senso e organizzatissimi!)

 

3. la Sicurezza

Non conosco i dettagli tecnici della costruzione né le normative sulle strutture necessarie e sul numero di accessi alle superfici.
Dico solo che non ho visto nemmeno una recinzione al limitare delle passerelle a fior d’acqua.
E se qualcuno scivola o viene spinto, in caso di incidente insomma?
Questa mia paranoia può sembrare un po’ eccessiva… semplicemente non mi sono sentita troppo a mio agio.

 

4. il Prezzo Da Pagare

Era tutto gratis, ma il valore non sta certo nella gratuità, piuttosto nella qualità dell’esperienza.
Per conto mio avrei preferito pagare un biglietto e avere in cambio: un controllo numerico delle entrate rapportato alla fruibilità del percorso, con prenotazione obbligatoria tramite una app o qualche altra diavoleria online, per un periodo più lungo in base ai dati raccolti in anticipo con la stessa app di prenotazione, con giorni e orari dedicati ai gruppi piuttosto che agli stranieri, con un numero di entrate extra riservato agli sprovveduti dell’ultimo momento.
Lo so, sono molto esigente, ma anche convinta che con la tecnologia attuale queste cose siano possibili.

Nei musei non funziona forse in maniera simile?
Perché non offrire gli strumenti per trarre il massimo da un’esperienza di questo tipo?

 

The floating piers - dettaglio

 

Nessuno di noi poveri cristi poteva immaginare un tale successo di pubblico e chi invece poteva ha sottostimato gli strumenti per farlo.

«Se avete fretta non venite» ha infatti detto lo stesso artista in riferimento alla lunga fila che bisognava affrontare per passare sul lago «l’attesa fa parte dell’esperienza», conclude.

da InsideArt

Sì, a Gardaland.

 

In conclusione

Perché richiamare visitatori dal mondo intero in un posto non adatto ad accoglierli tutti?

Perché offrire un’esperienza gratuita per tutti, ma veramente fruibile per pochi?

Perché non usare la tecnologia nel 2016?

Sono convinta che gli elementi in gioco potevano essere strutturati maggiormente in funzione dell’utente, non esclusivamente dell’opera.

E questa volta non posso che essere d’accordo con Sgarbi.

 

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