Arte Cinetica (Ottica e Programmata): questa sconosciuta!


Arte Cinetica | Joël Stein
Joël Stein: 3 cercles noirs virtuels dans un carrè jaune, 2005, acrilico su tela, 100 x 100 cm

 

Sei curioso di sapere cos’è l’Arte Cinetica? Oppure la conosci già?
Quello che certamente non sai è la mia storia, di come ho iniziato e del tratto che abbiamo percorso insieme.


L’incontro

Ebbene sì, parto da quello che ti stai chiedendo, o almeno così immagino, da quando hai letto il post precedente (Incipit ad arte: l’inizio di una storia), ovvero:

ma che diamine è l’Arte Cinetica?

Confesso che anch’io, da neo-laureata nel 2007, non avevo la minima idea di cosa fosse
(all’inizio storpiavo pure il nome: arte cinetica e programmatica dicevo!).

Ricordo che, dopo un po’ che ne ero immersa fino al midollo, sentii forte l’urgenza di capire come mai in tanti anni di preparazione io ne fossi rimasta all’oscuro.
Andai a recuperare i vecchi manuali di storia dell’arte di tutta la mia carriera scolastica (anche quelli dei miei fratelli), puntando dritta al ‘900, oltre l’Informale e lo Spazialismo, tra la Pop Art, l’Arte Concettuale e l’Arte Povera.
Risultato quasi nullo.

Mezza pagina dedicata a Victor Vasarely; altre due che nominano anche Julio Le Parc, François Morellet e Bridget Riley; una scheda di approfondimento con addirittura qualche nome italiano: Getulio Alviani, Alberto Biasi, Davide Boriani, Gianni Colombo e Franco Grignani.
Praticamente ZERO (ma questa è un’altra storia).

Ora la domanda spontanea è: perché?
Posso solo supporre che altri movimenti devono esser stati reputati più rilevanti dagli autori dei manuali, dalla critica e dalla storiografia di fine anni ’90.
Forse era trascorso troppo poco tempo, o solo troppo.
O, semplicemente, era passata di moda.


Perché l’Arte Cinetica

Non ho scelto io, l’Arte Cinetica mi è piombata addosso insieme al lavoro che sognavo di imparare.
In me ha trovato un ambiente favorevole: razionalità e immaginazione, ordine e creatività, scienza e arte.
Ho sempre sentito questa forte dicotomia dentro, forse ne avevo intuito le possibilità, ma non avevo mai visto così chiaramente la sua reale portata: metodo scientifico applicato a un processo creativo.
Magari per te è un’ovvietà.

Ad oggi resto totalmente basita davanti ad alcuni di questi lavori (te ne porterò tonnellate di esempi!), inerme nella consapevolezza che tale meraviglia deriva dalla giusta dose di pratica scientifica amalgamata al sentire del singolo artista, in tempi non sospetti in cui la tecnica era prettamente manuale e la tecnologia non paragonabile a quella attuale.


Cos’è l’Arte Cinetica

Mi sembra doveroso a questo punto passare a un po’ di nozionismo. Perdonami.

Il termine si usa spessissimo in maniera generica e sta a indicare un insieme di sperimentazioni diverse, ovvero Arte Ottica, Arte Cinetica e Arte Programmata.
Tutte si propongono di indagare il fenomeno della visione, e della sua instabilità, attuando nell’oggetto artistico gli studi di Psicologia della Percezione di linee, forme e colori.
Si sviluppano per lo più tra la fine degli anni ’50 e gli anni ’70, spaziando principalmente tra Europa e America.
L’elemento che distingue fra loro queste ricerche è il medesimo che allo stesso tempo le accomuna:

il movimento.

 

Arte Ottica

detta prevalentemente all’americana “Optical Art”, abbreviata anche in “Op Art” come antitesi della “Pop Art”, si basa sulle teorie della Percezione Visiva, mettendone in pratica le regole su supporti fissi, siano essi tele, tavole o altri materiali scultorei. L’atto visivo dell’osservatore genera l’illusione ottica della terza dimensione e del movimento, che non si verifica nella realtà, ma è solo suggerito, è invece il cervello umano che lo costruisce per effetto delle stimolazioni retiniche.


Arte Cinetica

implica la presenza di una componente mobile, dotata di movimento autonomo o ad attivazione manuale diretta dello spettatore, che va assumendo un ruolo sempre più attivo nel processo vitale dell’opera. L’atto motorio è quindi reale: c’è un oggetto che compie un mutamento e spesso il risultato porta alle stesse leggi sulla Percezione Visiva.


Arte Programmata

questa coinvolge tutto l’iter creativo dell’oggetto, portando la fase progettuale a essere parte integrante dell’opera stessa, il suo centro.
Il movimento coincide con il processo formativo dell’immagine: è il percorso del divenire dell’oggetto, è il mutare nel tempo dell’opera, è la programmazione del risultato ultimo.

 

 

Paolo Bolpagni in questo video (dura solo 2:16 minuti!) individua il fine di queste operazioni artistiche nel

programmare il risultato estetico dell’opera attraverso una costruzione scientifica e razionale del lavoro.

 

Sono molte le variabili e i fattori in gioco, senza considerare che ciascuna personalità ha una sua visione particolare e una produzione che rientra ora in un filone, ora in un altro.

In questo panorama, qui appena accennato, molto importanti sono le tematiche che si sviluppano intorno al ruolo del fruitore, ai concetti di oggettività della visione e soggettività dell’artista, di universalità dell’arte, unicità dell’opera e sua moltiplicabilità, all’idea di progetto, al tempo come dimensione dell’opera, alla tecnologia come mezzo espressivo.


Com’è andata fino a qui?
Ti è mai capitato di imbatterti nell’Arte Cinetica?
Sono curiosa di conoscere com’è stato il tuo incontro. Raccontamelo!

E ancora, palesami dubbi e suggerimenti, libera domande e curiosità.
Metterò tutto nero su bianco, una cosa alla volta.

 


5 thoughts on “Arte Cinetica (Ottica e Programmata): questa sconosciuta!

  1. Elisabetta Rispondi

    Mi indicheresti qualche esempio di queste arti? Sono curiosa di darci un’occhiata…

    1. Alice Traforti Rispondi

      Grazie della richiesta e del tuo interesse Elisabetta!
      Mi chiedevo infatti se era il caso di aggiungere qualche esempio e hai confermato il mio sospetto.
      Dammi un paio di giorni e preparo qualche grafica, sempre qui sul post 😉

  2. Elisabetta Rispondi

    Gli esempi aiutano tantissimo! Mi piacciono molto le opere di Riley e di Landi. Ma quella di Landi sarebbe anche da toccare? Grazie ancora!

    1. Alice Traforti Rispondi

      Moltissime opere cinetiche prevedono l’intervento dello spettatore e la possibilità di essere toccate con mano dallo stesso. In alcune si deve camminare, in altre si entra proprio. Certo che bisogna fare tutto questo con attenzione.
      Nel caso specifico delle Riflessioni di Landi il tocco è sconsigliato in quanto l’elemento mobile colorato è appeso a un sottilissimo filo di nylon (gli artisti erano all’epoca giovanissimi e operavano con i mezzi che possedevano – ho visto opere azionate da asciugacapelli a pedale O_o) che pende perfidamente da un microscopico e invisibile forellino.
      Il movimento si può ottenere molto meglio con un soffio delicato.
      Idem per l’opera di Le Parc.
      Sono contenta che ti piacciano Elisabetta!
      E chiedimi pure tutto quello che vuoi, sono qui apposta 😉

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